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N. 4
novembre-dicembre 2002
numeri precedenti


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Saper apprendere. Sviluppo delle strategie e delle abilità sociali nel curricolo scolastico
www.learningpaths.
org, www.scintille.it

Parlando di autonomia dello studente, di percorsi didattici strutturati tenendo conto dei diversi stili di apprendimento o di metodologie come il cooperative learning – solo per fare un esempio di alcuni nodi fondamentali della didattica attuale che ruotano intorno all’idea di scuola come "comunità di apprendimento"– è facile in una discussione tra insegnanti riscontrare una certa unanimità di vedute, generalmente a favore dei temi descritti.

Se andiamo poi a osservare quanta ricaduta abbiano effettivamente queste teorie nel lavoro di classe, le cose si complicano: "alcuni studenti rifiutano per ragioni personali o culturali il lavoro di gruppo; con questo tipo di approccio solo qualcuno segue e gli altri vagano per la classe o si comportano da indemoniati; è molto difficile coniugare stili individuali e proposte didattiche per il gruppo-classe…" sono solo alcuni dei più ricorrenti problemi sollevati.

Perché questa difficoltà ad adottare idee, formati, contenuti ritenuti peraltro attraenti e sensati?

Oltre agli ostacoli di tipo pratico o personale, credo che la ragione più seria sia da rintracciarsi nella scarsa valorizzazione di un territorio che deve in gran parte essere ancora esplorato: il saper apprendere (1).

Come fa notare Luciano Mariani, il saper apprendere può essere considerato una categoria concettuale. La si riconosce, tra l’altro, in documenti ufficiali come il Quadro generale di riferimento del Consiglio d’Europa, dove viene messa al fianco delle altre più note forme del sapere: saper fare, saper essere. Ma questo riconoscimento ufficiale non ha ancora avuto il tempo, forse, di sedimentarsi per dare l’avvio ad una vera e propria azione didattica; con la conseguenza che le competenze che il saper apprendere richiede rimangono implicite, sottintese.

Ma quali sono i contenuti della macrocategoria del saper apprendere? Mariani individua innanzitutto delle strategie: quelle impiegate nella rielaborazione delle informazioni sono di tipo cognitivo (per esempio, inferire, associare, classificare) mentre sono di tipo metacognitivo quelle inerenti ai processi di pianificazione, controllo e autovalutazione nel proprio apprendimento. Importanti strategie, ancora meno riconosciute in ambito didattico, sono quelle che l’autore definisce socio-affettive e di comunicazione o compensazione: le prime riguardano la gestione della relazione con gli altri, le seconde sono quelle abilità comunicative che possono essere messe in atto per compensare le carenze della competenza linguistica e socioculturale.

L’idea centrale di Mariani è che l’insieme di queste strategie, unite all’esplorazione delle convinzioni e degli atteggiamenti individuali coinvolti nell’imparare ad imparare, assumono un valore trasversale che potrebbe facilitare l’apprendimento delle singole discipline e arricchire il curricolo scolastico di importanti aspetti legati alla comunicazione. Aggiungerei che nella prospettiva in cui la realtà scolastica va sviluppandosi, verso il multiculturalismo e il plurilinguismo, affiancare all’insegnamento delle materie curricolari quello delle abilità sociali, promuovendo l’autoconsapevolezza e l’autovalutazione, rappresenta una modalità coesiva, che può contribuire a creare un terreno comune tra gli alunni. Inoltre, ciò contribuirebbe a spezzare quel circolo vizioso in cui allo studente non si insegnano le competenze di tipo sociale perché queste vengono date per scontate o, al massimo, se le si riconosce carenti, si ritiene che debbano essere di competenza di altre realtà educative, non scolastiche.

Per chi ritenesse che tutto ciò sia valido solo in linea teorica, si tenga presente che a proposta di Mariani non manca di concreti sviluppi didattici. Molti sono i materiali, le attività, le idee proposte dall’autore nel suo sito www.learningpaths.org

Il sito, in italiano e inglese, offre la possibilità di visionare e sperimentare attività che si basano sui principi di cui abbiamo parlato e che vengono illustrati nelle pagine dedicate agli articoli. Molto interessanti da sperimentare, tra gli altri, i questionari sugli stili di apprendimento, così come le attività legate all’autonomia dello studente.

Nel sito si trova poi un "estensione" di un altro contributo di Mariani, cartaceo: si tratta di Portfolio, opera in due volumi, composta da un libro dello studente e dalla guida per l’insegnante, edito da Zanichelli. Il testo si rivolge in particolare a ragazzi di 13-16 anni, è articolato in tre gruppi modulari in cui si prendono in considerazione gli stili di apprendimento, le motivazioni e le convinzioni individuali e infine le strategie. In ognuno di questi contenitori sono inserite le attività, secondo un criterio di dinamicità per cui il lavoro si costruisce di giorno in giorno con il contributo dello studente, andando a formare più che un testo un dossier. In apertura del libro, troviamo uno spazio intitolato "La mia biografia di apprendimento" in cui lo studente annoterà via via i risultati delle attività che svolgerà. C’è poi una parte finale dedicata al monitoraggio, alla valutazione e all’autovalutazione.

Il contributo di Mariani – che ovviamente non è l’unico nel panorama italiano ma è certo uno dei più esaustivi e radicati in un ambito fortemente interdisciplinare – rappresenta un’opportunità, ed anche una sfida formativa, per l’insegnante che voglia andare incontro alle nuove esigenze scolastiche.

Con queste premesse, e pre-conoscenze, risulterà più semplice e fruttuoso l’impiego di approcci didattici che ruotano intorno, ad esempio, al cooperative learning, metodologia che per molti aspetti si presta al lavoro della classe multietnica ma che prevede, anche nelle versioni informali, che venga dedicato del tempo all’insegnamento delle abilità sociali. A questo proposito, nel sito Internet www.scintille.it curato da una equipe di psicopedagogisti fra cui M. Comoglio (2) è possibile trovare una serie di articoli su come strutturare l’interdipendenza positiva nella classe e gettare così le basi per il lavoro di squadra. Essendo il sito "ufficiale" del cooperative learning italiano, si trovano a questo indirizzo sia le nozioni teoriche sia le proposte didattiche e le esperienze realizzate e sperimentate in diverse realtà scolastiche.

(1) L. Mariani, "Saper apprendere: verso la definizione di un curricolo esplicito", Lingua e Nuova Didattica, XXIX, 4, settembre 2000. L’articolo si può leggere anche nel sito di Mariani, qui presentato, www.learningpaths.org
(2) Cfr. M. Comoglio,  M. Cardoso, Insegnare e apprendere in gruppo. Il Cooperative Learning, LAS, Roma 1996.

Annarita Zacchi

 

© Didattica & Classe Plurilingue 2002